SENTINELLE
IN PIEDI

 

VEGLIA

Un approfondimento sul curioso fenomeno delle sentinelle in piedi, espressione tutta italiana del durissimo scontro sui diritti civili. Chi sono, contro cosa lottano, che cosa temono, direttamente dal loro ultimo incontro del 23 maggio.

Si incontrano in piazza, si dispongono in fila ordinate, tirano fuori un libro e leggono in silenzio per un’ora, tutti rigorosamente in piedi. Se fosse soltanto un flash mob per sensibilizzare i cittadini alla lettura, l’iniziativa sarebbe encomiabile. La realtà, invece, è decisamente più complicata. I manifestanti si fanno chiamare sentinelle in piedi, il loro flash mob preferiscono definirlo “veglia”, per contrapporsi al sonno delle coscienze in questi tempi così difficili. Una veglia, dicono, in nome della libertà d’espressione, minacciata dal “pensiero unico” dell’ideologia gender. Una veglia, insomma, per riaffermare il valore della famiglia tradizionale in quest’Italia così smodatamente progressista e laica, una dichiarazione d’intenti contro il “genitore uno” e “genitore due”, la fecondazione in provetta e tutti i nuovi mostri sapientemente dipinti da intellettuali come Mario Adinolfi. Una veglia, sempre secondo le sentinelle, da non scambiare per omofobia o intolleranza: si difende il concetto di famiglia composta da uomo e donna, non si attacca la categoria degli omosessuali. Anzi, a sentir loro sono proprio i collettivi LGBTQI i primi ad autodiscriminarsi: che senso ha, nel 2015, discriminare le persone e classificarle in categorie?

Erberto Rebora è un attivista di lunga data e fa parte del Circolo Maurice GLBTQ di Torino. Il suo è un punto della situazione, a titolo strettamente personale, su cosa succede "dall'altra parte" delle sentinelle.

Il rituale delle sentinelle va in scena da circa un anno in molte piazze d’Italia, dalla provincia alle città principali. Le sentinelle, ci tengono a sottolinearlo, appartengono alla società civile e non hanno appartenenze politiche definite, nonostante alle veglie presenzi sempre, anche se solo da privato cittadino, qualche esponente locale dei partiti della destra. Si incontrano dal gennaio dello scorso anno, in risposta al DDL Scalfarotto contro l’omofobia: il loro più grande timore è che, non esistendo ancora una definizione di reato omofobico nel codice penale, si andrebbe incontro a sentenze arbitrarie, legate unicamente ai capricci del giudice di turno. Secondo le sentinelle, il pacchetto di Scalfarotto è un grave affronto alla libertà di pensiero e, come se non bastasse, rischia di diventare un pericoloso strumento di oppressione, un ’arma in grado di punire le opinioni. Da utilizzare contro chi, come loro, non si allinea ai poteri forti nè si piega al pensiero unico. L’altro grande nemico delle sentinelle è il DDL Cirinnà, che equipara le unioni civili ai matrimoni e apre, anche se in minima parte, alle adozioni. Il timore è che l’istituto familiare venga snaturato nelle sue fondamenta, mentre la soluzione proposta — nella piazza la formula diventa un refrain ripetuto da tutte le sentinelle — è che le coppie omosessuali ricorrano all’ambito privatistico senza toccare l’assetto pubblico della società.

Il professor Gianluca Segre è docente di Storia e Filosofia presso una scuola privata di Torino. Fa luce sui motivi per cui ha deciso di aderire alla veglia e analizza i rischi che il DDL Scalfarotto può rappresentare per la famiglia tradizionale.

Sabato 23 maggio era la giornata delle “100 piazze per la famiglia”. Ovviamente, anche Torino ha fatto la sua parte. Un centinaio di sentinelle, tra cui un buon numero di giovani, si sono trovate in piazza Paleocapa, giusto qualche passo da piazza Carlo Felice, per leggere e vegliare. L’ora di lettura e meditazione scorre lenta, fuori dal perimetro difeso dalle forze dell ’ordine c’è un buon numero di manifestanti contro l’oscurantismo delle sentinelle. Per amor di cronaca, qualche dato sulla tipologia delle letture: molti trattati sulla famiglia, alcuni classici, un fumetto di zerocalcare e tanti romanzi distopici, su tutti Orwell e Huxley: in linea con le preoccupazioni di controllo mentale e pensiero unico manifestate dalle sentinelle. A circa mezz’ora dall’inizio del presidio, tra le fila succede qualcosa di inaspettato, si formano tre coppie di ragazzi che iniziano a baciarsi. Ovviamente sono omosessuali, ovviamente si sono infiltrati dall’ esterno per rovinare la festa alle sentinelle e movimentare una giornata piuttosto cupa. Nello stesso istante, quattro ragazzi appartenenti alle organizzazioni studentesche escono da un balcone sulla piazza e srotolano uno striscione contro le sentinelle; verranno tutti accompagnati fuori dalla polizia.

Federico, studente di filosofia all'Università degli Studi di Torino, racconta i motivi della sua adesione alla veglia, soffermandosi sui punti deboli che comporta il pensiero unico.

In Italia, da sempre sorvegliata speciale del mondo cattolico, è difficile affrontare il macrotema dei diritti civili senza scadere nella dialettica noi/loro o trincerarsi dietro comode barricate. La presenza in piazza delle sentinelle è la cartina tornasole del poco dialogo tra le parti, ma anche di quanto valga la posta in gioco. In tutto questo, un ruolo ambiguo e difficile da interpretare è quello della Chiesa. Un punto di vista interessante, per quanto poco ordinario e senz’altro minoritario, è quello di don Franco Barbero, ex-parroco pinerolese da tempo famoso per le sue posizioni poco ortodosse. La sua è un’analisi lucida e appassionata, che ruota intorno all’amore e a parole schiette. È da qui che, ci permettiamo di consigliare, sarebbe bello e utile ripartire.