Coop. Sociale Articolo 4

Reportage prodotto e pubblicato da menestrals.

Identità: vision, mission e valori

Nel marzo 2013, in una Torino post-industriale alle prese con innumerevoli problemi di povertà, intolleranza ed emarginazione, nasce Articolo 4, una cooperativa sociale con gli obiettivi dell’integrazione e dell’inserimento lavorativo di categorie svantaggiate.

Il diritto al lavoro, per chi il lavoro fatica a trovarlo, è ancora più importante: in due anni, Articolo 4 ha avviato e sostenuto quattro attività commerciali, create senza fini di lucro e rivolte a persone in difficoltà.

I venti dipendenti della cooperativa non sono considerati semplice forza-lavoro, ma persone, ognuna con il suo bagaglio di storie, esperienze, aspettative e sguardi sul mondo.

L’obiettivo, dunque, non è mai stato soltanto fornire un impiego lavorativo, ma contribuire alla crescita del lavoratore in un ambiente stimolante e positivo.

Nel gestire le proprie attività, la bussola di Articolo 4 guarda al rispetto del bene comune e alla sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Non solo: chi lavora con la cooperativa lo fa in un clima trasparente, di responsabilità condivise e gestione partecipata delle attività.

Le attività promosse dalla cooperativa, infatti, prevedono relazioni sociali orizzontali in cui tutti abbiano diritto di parola: si tende sempre al bene della collettività, mai a quello del singolo.

Il dipendente è responsabilizzato e sa di poter esercitare delle scelte nella gestione della cooperativa, di poter determinare e migliorare il proprio ambiente lavorativo.

Così facendo, si allontana il fantasma dell’alienazione e si porta chi lavora ad accumulare, con l’esperienza di tutti i giorni, un know-how spendibile anche in futuro.

Articolo 4 porta avanti le proprie attività in tre quartieri torinesi: San Salvario, Vanchiglia e Barriera di Milano. Tre aree che negli ultimi anni sono state oggetto di una profonda riqualificazione territoriale.

L’aver adottato una dimensione “da quartiere”, oltre ad essere una scelta ideale per la funzione sociale svolta da Articolo 4, racconta anche di una cooperativa che si dimostra attenta al territorio e alle politiche che lo animano.

Attività

1. La Vetreria

Un tempo era una fabbrica di vetri, una delle tante piccole industrie che animavano corso Regina Margherita, nel cuore pulsante della città.

Oggi, decenni dopo, è semplicemente La Vetreria, ristorante di cucina popolare di Articolo 4.

Incastonata in una tipica struttura industriale, La Vetreria è stata pensata come un ambiente serra: al suo interno ci sono piante, fiori e un piccolo orto che, oltre a fare da arredo naturale, contribuiscono ad isolare l’interno e a ridurre l’escursione termica.

Definire la Vetreria come un semplice ristorante, forse, sarebbe riduttivo. Innanzitutto, il target del locale è eterogeneo e trasversale. Nel corso della giornata, il grande spazio post-industriale è frequentato da studenti, famiglie con bambini, giovani coppie, gruppi di lavoratori e persone del quartiere.

La Vetreria è un luogo aperto da vivere non solo in occasione dei pasti: oltre ai momenti di convivialità intorno al cibo, sono organizzate numerose attività volte all’inclusione, alla conoscenza e all’aggregazione di un pubblico diversificato.

Alla Vetreria si studia, si incontrano le associazioni, si naviga gratuitamente su internet e si scoprono le potenzialità del coworking.

Per conciliare la bontà dei prodotti con i prezzi popolari, la Vetreria chiede ai propri clienti di avere spirito collaborativo e provvedere da sé ad apparecchiare e sparecchiare i tavoli.

Le portate sono pensate per un pubblico dalle diverse esigenze alimentari: si servono piatti vegetariani, vegani e gluten-free, si prediligono materie prime frutto di lavoro artigianale e provenienti dal territorio.

I buoni motivi per cui trascorrere una serata in Vetreria, dice chi ci lavora, non stanno nella pretesa dell’alta cucina o del ristorante di classe.

Sono da cercare altrove, in un’atmosfera diversa che si coglie nell’aria. Perché la Vetreria, sempre parola di chi la vive tutti i giorni, rappresenta un modello unico, dove soci, dipendenti e pubblico cooperano per la realizzazione dello stesso fine: uno spazio sociale pensato per tutti, in cui tutti si sentano a casa.

2. Gelateria Naturale di San Salvario

In via Berthollet, cuore pulsante di San Salvario, Articolo 4 ha inaugurato nel 2013 la Cooperativa Gelateria Naturale.

Inserita in un contesto che nell’ultimo decennio ha vissuto da protagonista un’importante riqualificazione, la piccola gelateria artigianale convive porta a porta con locali notturni, cocktail-bar e attività di ristorazione.

Dal laboratorio a vista della gelateria escono gelati, granite, affogati e torte-gelato, di produzione rigorosamente artigianale.

Ogni giorno passano da via Berthollet gli avventori più disparati: dagli abitanti del quartiere alle famiglie con bambini, fino agli abitué dell’aperitivo o della vita notturna.

Il consolidarsi della clientela è infatti dovuto, oltre alla bontà dei prodotti, al rapporto particolare tra l’attività e il tessuto sociale. Non è raro trovare in gelateria il consumatore che si ferma, consiglia e supporta.

Oltre alla normale vendita, con il quartiere si è creato un legame che fa della gelateria uno spazio sociale in piena regola, dove “mangiare un gelato” acquisisce anche altri significati.

La gelateria, naturale per vocazione, non contempla l’utilizzo di OGM, alimenti surgelati, emulsionanti e addensanti chimici.

Gli ingredienti, selezionati con cura e periodicamente controllati, sono di stagione e di provenienza locale. Per reperirli, la gelateria guarda a piccoli produttori, cooperative agricole e aziende di qualità del territorio circostante.

Il tutto per ottenere una filiera breve, verificata e trasparente.

La Cooperativa Gelateria Naturale oggi non è più soltanto un esperimento riuscito ma una realtà consolidata, uno spazio in cui gustare un ottimo gelato nel segno del consumo critico e responsabile.

3. Panacea

Secondo la mitologia greca, Panacea è la personificazione della guarigione universale ottenuta attraverso i metodi naturali, con la forza e le proprietà delle piante.

È un rimando dal sapore antico, particolarmente adatto per dare il nome alla più recente delle attività di Articolo 4, il laboratorio di panificazione di via Baltea.

L’idea imprenditoriale nasce per combattere la tendenza secondo cui i prodotti naturali si rivolgono quasi sempre ad una nicchia di mercato.

«Acquistare un prodotto naturale non dovrebbe essere né un’ideologia né una critica, ma il semplice diritto ad un’alimentazione sana, alla cura del proprio benessere e al rispetto del nostro ecosistema».

In questa direzione si muove il forno di Panacea, che di giorno in giorno tenta di allontanare la produzione naturale dalla logica di prodotto elitario.

Il pane di via Baltea è genuino e ottenuto secondo metodi tradizionali: a dispetto dell’alta qualità del pane, i prezzi sono competitivi e accessibili a qualsiasi tipo di consumatore.

Nell’arco di pochi mesi lavorativi, i panettieri di Articolo 4 sono riusciti a costruirsi una buona fama tra gli addetti ai lavori e, soprattutto, a fidelizzare la clientela.

La loro pasta madre è invidiata da molti colleghi, e affonda le proprie radici in un passato ultracentenario.

Che siano famiglie o esercizi commerciali, chi dà fiducia a Panacea sceglie tutti i giorni un prodotto fresco e contribuisce allo sviluppo di un modello di alimentazione sana e aperta a tutti.

4. Mercato di Scalo Vanchiglia

«In molti chiamano questo posto il suk dei disperati, dicono che questo mercato è pericoloso, che è meglio starne alla larga. Parlano per sentito dire, se venissero almeno una volta capirebbero che non c’è niente di cui aver paura».

Si fa chiamare Donato, arriva dal Camerun e passeggia per i banchi del mercato portandosi dietro un carrello della spesa dal quale esce, fortissima, della musica africana.

Per lui, “questo posto” è scambio, socialità, ecologia, recupero.

“Questo posto” è il Mercato di libero scambio di Scalo Vanchiglia, che tra le attività di Articolo 4 rappresenta un caso a sé. Avviato nel maggio 2014 e gestito in appalto per il Comune di Torino, il Mercato nasce dall’intento di regolarizzare l’abusivismo della zona di Porta Palazzo.

Ai venditori viene data la possibilità di vendere i propri articoli — oggetti di seconda mano provenienti dalle filiere del recupero — all’interno del perimetro dello Scalo Vanchiglia, una ex stazione mai riutilizzata.

Ogni domenica, i lavoratori di Articolo 4 gestiscono il flusso di ingresso dei venditori, ognuno dei quali è stato censito e ha sottoscritto una tessera, assegnano loro gli stalli e controllano che lo svolgimento della giornata proceda nel migliore dei modi.

Con uno sguardo interno alla realtà osservata, partecipano da mediatori culturali alla vita del Mercato, confrontandosi con un pubblico adulto in condizione di fortissima precarietà e, molto spesso, emarginazione.

L’obiettivo di Articolo 4 consiste soprattutto nel promuovere l’integrazione tra le tante individualità che ogni domenica affollano lo Scalo Vanchiglia.

Nel far sì che persone come Donato aspettino tutta la settimana che arrivi la domenica, certamente per guadagnare qualche soldo, ma anche per vivere un momento di reale integrazione e «respirare l’aria di questo posto, una città fantasma che esiste solo per qualche ora e poi, all’improvviso, scompare».

Persone

Nel 2014 hanno lavorato per Articolo 4 venti persone. Chi a fare il pane, chi a consegnarlo prima dell’alba in giro per Torino.

Altri al Mercato di Scalo Vanchiglia, nella difficile posizione a metà tra mediatore culturale e addetto alla sicurezza. Qualcuno nel laboratorio della gelateria di San Salvario, qualcun’altro in cucina alla Vetreria. Chi dietro il bancone a fare i coni, chi dietro il bancone a fare i cocktails.

Ricondurre ad un pensiero unico venti teste pensanti sarebbe scorretto.

Ognuno racconta della propria vita in cooperativa a modo suo, certi con gli occhi sognanti e colmi di gratitudine, altri con la determinazione di chi sta lavorando per il proprio futuro.

C’è chi parla di Articolo 4 come di famiglia, ma anche chi ne parla come di semplice occupazione lavorativa. Prima di far parlare loro, uno sguardo ai dati occupazionali dell’ultimo anno.

Dei venti dipendenti di Articolo 4, dieci ne sono soci.

Ciò significa che partecipano ai rischi e alle responsabilità aziendali e godono del vantaggio mutualistico. Dei venti dipendenti, undici sono di genere maschile, nove femminile. Solo cinque dipendenti superano i quarant’anni, dieci si attestano invece sotto la soglia dei trenta.

Dodici dipendenti sono cittadini europei, undici dei quali di nazionalità italiana. Degli altri otto lavoratori, tre sono stati accolti in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari o di protezione sussidiaria.

Sei dipendenti, infine, sono stati assunti in virtù della loro condizione di soggetti appartenenti alle categorie di svantaggio sancita dalla legge 381/91.

Gooma

Come dice lui stesso, proviene «dal mare».

Racconta la propria esperienza che è ancora l’alba, ha appena finito di consegnare il pane a bordo del suo furgone giallo. Dietro di lui lo spazio di via Baltea si anima, iniziano ad arrivare i primi bambini dell’estate ragazzi.

Gomaa non si scompone, nemmeno quando il vociare esterno gli copre la voce e rallenta i ritmi della chiacchierata.

Ciò che colpisce è la facilità con cui riesce, nell’arco di pochi minuti, a mettersi a nudo e a raccontare il proprio passato, compresi i momenti più difficili.

Come Rachid anche lui vorrebbe, un giorno, tornare a casa ed impiantare lì il modello di Panacea. Osservandone la determinazione, è facile immaginare che prima o poi il sogno diventi un progetto concreto.

Mara

Nel ruolo da mediatrice al mercato, Mara, che nella vita precedente era assicuratrice, sembra aver trovato il proprio scopo. Abbandonato il posto fisso garanzia di sicurezza ma non di gratificazione, da un anno lavora stabilmente con Articolo 4.

La domenica la sveglia suona nel cuore della notte e il lavoro procede ininterrottamente fino al pomeriggio.

Non è motivo di stress né di fatica: per Mara le giornate in Scalo Vanchiglia rappresentano una grande valvola di sfogo.

Ormai da queste parti la chiamano mama, è diventata un punto di riferimento per i venditori e per i tanti bambini che affollano il mercato.

La seguono, si confidano e le regalano tanti disegni «che ormai ho un baule quasi pieno».

Martina

Martina è arrivata a Torino sei anni fa per motivi d’amore. È nata a Roma, dove gestiva insieme agli amici uno stabile occupato.

Di fronte alla telecamera racconta la sua storia con candore e fa un bilancio dei suoi primi anni in sala alla Vetreria.

La sua è una testimonianza di gratitudine nei confronti di un ambiente che l’ha circondata come può fare soltanto una famiglia.

Durante la chiacchierata sottolinea quanto sia stato importante avere una guida che le facesse prendere confidenza con il mestiere e pone l’accento sulla bellezza di lavorare in un contesto sereno e affiatato ma, soprattutto, parla del suo lavoro di cameriera associandolo all’idea di dignità.

Eissa

Inutile fare giri di parole: Eissa è l’idolo della cooperativa.

Gran lavoratore, testardo e di poche parole, parla di se e del suo percorso con serenità e senza enfasi, nonostante le difficoltà che l’hanno accompagnato fin dall’infanzia in Africa.

La migrazione che l’ha portato in Italia, presumibilmente tutt’altro che una passeggiata, nel suo vocabolario diventa «il viaggio», i disordini e il caos nel suo paese d’origine è «la guerra», la sua nuova vita con Articolo 4 «il lavoro».

Eissa è timido e un po’ schivo, minimizza, ma il suo vero valore emerge dal modo in cui tutti gli altri parlano di lui.

«Eissa è fatto così», dice un suo collega, «ha il dono di farsi voler bene rimanendo semplicemente se stesso».

Portatori di interesse

Come ogni attività imprenditoriale, anche Articolo 4 ha coltivato, nel corso degli anni, una rete di relazioni con soggetti esterni interessati al lavoro della cooperativa.

Stakeholder è il cliente abituale della Gelateria Popolare o il ristoratore che è solito acquistare i prodotti di Panacea.

Stakeholders sono i soggetti finanziatori, il Comune di Torino, i fornitori di prodotti e di servizi.

Figure cruciali nell’universo di Articolo 4 sono i soci del Progetto di Partecipazione, privati cittadini che decidono di investire in una delle attività della cooperativa con una quota di prestito.

L’ammontare individuale delle quote non può superare i mille euro.

L’associato che finanzia un’attività partecipa agli utili, qualora ci siano, ricevendo fino a un massimo del 10% di interessi della quota investita.

Si tratta di un modello di sostegno innovativo che, dal basso, supporta la cooperativa.

Hanno sposato l’idea ben quaranta associati in due anni, un numero significativo e utile alla cooperativa come indicatore di supporto e apprezzamento.

Per poter resistere alle intemperie del mercato, un’attività d’impresa, sebbene a scopo sociale, deve garantire la propria sostenibilità.

Ma le decisioni che prende in ambito economico e finanziario non sono né imparziali né indifferenti.

Articolo 4 ha scelto come propri partner finanziari soggetti impegnati a riconoscere il valore sociale della sua azione imprenditoriale.

Banca Etica e la Cooperativa finanziaria Mag 4 sono solo due tra i portatori d’interesse che cooperano offrendo servizi e supporto alla realizzazione dello scopo sociale della Cooperativa.

Il Comune di Torino, la Banca di Credito Cooperativo, la Compagnia di San Paolo e Banca Prossima si spendono alla stessa maniera contribuendo alla resistenza di Articolo 4, una vera impresa sociale che ha accettato il confronto con il complesso panorama del mercato capitalista.

Licenza Creative Commons

Articolo 4

Un reportage di Matteo Fontanone e Mirko Isaia.
È distribuito con Licenza Creative Commons 4.0 Internazionale.